BREVE
STORIA DEI RESOCONTI PARLAMENTARI
Cronistoria
Il
valore dei resoconti parlamentari non è stato sempre riconosciuto quale noi
oggi lo riconosciamo; né sempre si è avuto un sistema di resocontazione
parlamentare quale quello che noi consideriamo naturale e normale.
Per
molti secoli nella prima nazione in cui ha avuto un completo svolgimento
l'istituzione parlamentare, cioè la Gran Bretagna, è stato anzi ritenuto
illecito riportare all'esterno il resoconto di ciò che avveniva in Parlamento.
Vigeva allora in tutta l'organizzazione dello Stato il principio degli arcana
imperii, il principio cioè secondo cui il popolo non doveva conoscere ciò
che avveniva nei ristretti cenacoli dove si decidevano le sorti del paese, e
quindi neppure in quel particolare cenacolo che era il Parlamento inglese.
La
libertà di parola di cui godevano i membri di quel cenacolo era appunto un
"privilegio", valido per il dibattito sulle decisioni da adottare, ma
che non doveva avere alcuna diffusione o ripercussione fuori del luogo in cui si
esercitava. Così dai primi avvii del Parlamento inglese, cioè dall'anno 1066,
fino al XVI secolo noi non sappiamo gran che, se non indirettamente e per
riferimenti esterni, di ciò che è avvenuto in quelle aule parlamentari: e
questo non ci permette di conoscere approfonditamente le procedure, le funzioni,
l'evoluzione del Parlamento che ha avuto la più larga e continua attività
politica e la maggiore influenza anche sullo sviluppo del parlamentarismo negli
altri paesi.
Solo
intorno al 1600 cominciarono ad essere redatti nel Parlamento inglese degli atti
particolari, detti Journals, che erano
qualcosa di simile a quello che noi oggi chiamiamo "processo verbale";
riportavano cioè soltanto le questioni trattate, le decisioni e i nomi degli
oratori, ma non le tesi sostenute, secondo un principio che gli inglesi avevano
fissato in termini molto precisi: registrare i facta,
non i dicta del Parlamento. Questo principio, e in genere la prevenzione
nei confronti della pubblicità delle opinioni espresse in Parlamento, era così
radicato che, quando nel 1641 un deputato pubblicò a proprie spese un volumetto
in cui aveva inserito il testo di alcuni discorsi da lui pronunciati ai Comuni,
fu espulso Camera e imprigionato nella Torre, mentre gli stessi Comuni
ordinavano che tutte le copie di quel libro fossero bruciate in piazza in
pubblico rogo.
Ancora
nel 1738 i Comuni votarono contro la pubblicità esterna dei loro lavori e di
tutto quanto costituiva la motivazione e la discussione delle leggi, per la
necessità ma è già cosa diversa - di evitare travisamenti e tendenziosità.
A partire dal 1771 la stessa pubblicità fu tollerata di fatto quando era
effettuata dai giornali: i giornalisti tuttavia erano formalmente ignorati, e
relegati nella Gallery, tra il
pubblico ammesso a seguire i lavori parlamentari.
Soltanto
nel 1803 si arrivò alla redazione di veri e propri resoconti da parte dei
Comuni, che furono concessi in appalto (a seguito di pubblica asta) ad una ditta
privata, la Hansard. A partire dal 1807 anche la Camera dei Lords consentì che
fossero redatti resoconti dei suoi lavori (e dopo il 1889 fu anche autorizzata
l'installazione in aula di un tavolinetto per gli stenografi). Intanto uno
storico costituzionale inglese, il Cobbett, aveva realizzato la difficile
impresa di sintetizzare in 36 volumi, sulla base delle poche e monche fonti
disponibili, i lavori del Parlamento inglese dal 1066 al 1803.
I
resoconti parlamentari inglesi - che continuarono sempre ad essere chiamati
Hansard, anche quando la Camera dei Comuni, a partire dal 1907, ne assunse
direttamente la gestione - non erano resoconti integrali, ma riferivano soltanto
le cose ritenute più importanti tra quelle che venivano fatte o dette in
Parlamento, trascurando le secondarie. I resoconti passavano poi ai giornali, i
quali ne davano una larga diffusione.
I
giornali erano comunque organizzati anche con propri "gabinetti
stenografici", che spesso realizzavano un prodotto migliore rispetto agli
Hansard's Debates. Nel periodo parlamentare classico non solo in Inghilterra, ma
anche negli altri paesi dove si era affermata la democrazia parlamentare -
l'Italia largamente compresa - i giornali davano uno spazio notevolissimo ai
resoconti parlamentari, molto maggiore di quello che gli usano dare oggi: si
pubblicavano intere pagine in cui venivano riprodotti i lavori del Parlamento, e
ogni giornale cercava di darne la versione più completa e interessante.
Con
la Rivoluzione francese si erano infatti affermati dei principi che avevano
portato anche altre nazioni del continente ad introdurre e a valorizzare la
resocontazione parlamentare. È singolare che i primi resoconti parlamentari
ufficiali di tipo moderno siano stati realizzati in Spagna, a partire dal 1810,
con la redazione di un resoconto stenografico redatto da funzionari delle Cortes
e pubblicato il giorno dopo della seduta, e di un Ex-tracto Oficial, che era una sorta di resoconto sommario di
secondo grado, compilato da uno speciale ufficio sulla base dei testi
stenografici.
In
Francia, dopo che già l'Assemblea costituente del 1789 aveva pubblicato i
resoconti dei suoi lavori sulla Gazette
Nationale (si trattava di resoconti redatti sulla base di appunti e
completati dagli stessi oratori), invalse per qualche tempo nell'Assemblea
legislativa un particolarissimo metodo di ripresa dei resoconti che si chiamava
« logografia » e che si legò addirittura alla pubblicazione di un giornale, Le
Logographe. Occorre ricordare che all'epoca non c'erano ancora sistemi di
stenografia molto collaudati e precisi; ed allora questi logografi si
disponevano intorno a un tavolo, e uno di loro cominciava a scrivere velocemente
in extenso, in scrittura ordinaria, il
resoconto, e poi, quando non ce la faceva più a seguire l'oratore, pronunciava
ad alta voce l'ultima parola che aveva ripreso, e di lì seguitava il secondo
logografo, e così via fino a tornare al primo e a riprendere il giro. Si
riunivano poi i frammenti, che Le
Logographe pubblicava, in forma più o meno organica, il giorno dopo. Questo
sistema terminò con la fine della Convenzione e con la soppressione del Logographe.
Si
andava intanto affermando l'arte della stenografia, che fu ostacolata durante
l'Impero, ma riprese vigore in seguito, man mano che il popolo francese andava
sempre più interessandosi alle libere discussioni parlamentari. Proprio
utilizzando la
Dopo
il 1848 la compilazione dei resoconti è divenuta una funzione ufficiale
dell'Assemblea Nazionale, e a partire dal 1876 anche del Senato.
La
resocontazione in Francia si è stabilizzata nelle forme del compte-rendu
analitique (corrispondente al nostro resoconto sommario) e del compte
rendu "in extenso"
(corrispondente al nostro resoconto stenografico ); quest'ultimo è pubblicato
il giorno successivo sul Journal Officiel,
è approvato dall'Assemblea nella seduta seguente e fa pubblica fede per tutto quanto riguarda i lavori
parlamentari.
Quanto
alla Germania, nel 1819 il professor Gabelsberger - inventore di un sistema di
stenografia che, con opportuni adattamenti alle varie lingue, è tuttora
considerato uno dei migliori per la ripresa dei discorsi - fu chiamato a
stenografare, con i suoi allievi, i dibattiti della prima Assemblea degli Stati
a Monaco di Baviera. Fin dal 1848, e poi stabilmente dal 1860, furono redatti
resoconti stenografici del Reichsrath austriaco; mentre il Reichstag tedesco
assunse direttamente la funzione della compilazione di resoconti ufficiali nel
1872.
Sempre
nel corso del XIX secolo la resocontazione dei lavori parlamentari si andò
affermando in altri paesi europei: in Belgio nel 1831, in Italia nel 1848, in
Danimarca e in Olanda nel 1849, in Norvegia nel 1851, in Romania nel 1860, in
Grecia nel 1862, in Svezia nel 1866, in Ungheria nel 1869, in Finlandia nel
1872, in Bulgaria nel 1879, in Svizzera nel 1891.
Negli
Stati Uniti d'America non vi è stata una regolare resocontazione dei lavori
parlamentari fino al 1848; soltanto il Congressional
Globe ne pubblicava un sunto ogni settimana, includendovi ora il testo
integrale di discorsi che gli stessi oratori facevano stenografare per loro
conto. Nel 1848 il Senato stipulò un contratto con un altro giornale, il Daily
Globe, che si impegnava a redigere e a pubblicare quotidianamente un
resoconto integrale delle sedute; e altrettanto fece l'anno dopo la
In Italia
In
Italia fin dalla prima seduta del Parlamento subalpino - l'8 maggio 1848 - si
riconobbe l'importanza della resocontazione "pronta ed esatta" dei
lavori della Camera e del Senato; e lo stesso conte di Cavour si interessò
personalmente dell'organizzazione di questo servizio, che venne così a
coincidere con la nascita del sistema parlamentare del nostro paese. Cavour
affidò all'avvocato Pellati, che aveva già collaborato con lui nella Società
agraria, il compito di occuparsi di questo settore; e lo propose alla Camera,
con calde parole di elogio, come "estensore dei verbali".
La
funzione di "estensore del processo verbale" è tuttora prevista dal
Regolamento nel quadro dell'apparato tecnico della Camera dei deputati (articolo
34, comma 1, del vigente Regolamento della Camera); ma allora il titolare era
eletto dalla stessa Assemblea. Cavour propose dunque Pellati, e la Camera
unanimemente lo elesse come «estensore dei verbali», con l'incarico di
organizzare il servizio di resocontazione dei lavori parlamentari.
Il
resoconto che ne risultò, e che avrebbe dovuto avere i caratteri di un
resoconto stenografico integrale, fu per molti anni monco e imperfetto e spesso
pubblicato con grande ritardo, tanto da suscitare malumori e proteste da parte
dei deputati (e ciò nonostante che il primo gabinetto stenografico della Camera
italiana fosse stato affidato ad un esperto come il Delpino, che aveva adattato
alla nostra lingua il sistema stenografico inglese del Taylor). Si dovette quasi
subito rinunciare all'inserimento nella Gazzetta Piemontese, che era stato
inizialmente disposto, sul modello francese. A partire dal 1860 i ritardi nella
pubblicazione salirono a parecchie settimane, fino a superare i quattro mesi, in
genere per colpa degli oratori che non restituivano tempestivamente i testi loro
sottoposti per le eventuali correzioni, e spesso vi apportavano aggiunte o
modificazioni tali da rendere i discorsi irriconoscibili rispetto a quelli
pronunciati. Finché nel 1879 un illustre personaggio nella storia del nostro
parlamentarismo, il Farini, allora Presidente della Camera, istituì - dopo
molte prove ed esperimenti - un altro tipo di resoconto con carattere di sintesi
immediata, in modo che la stampa potesse essere informata sui lavori
parlamentari rapidamente e senza travisamenti.
Dal
1879, pertanto, alla Camera italiana (e al Senato dal 1882) viene redatto un
"resoconto sommario" dei lavori: un resoconto cioè che non pretende
di riprodurre parola per parola quello che gli oratori vengono dicendo nelle
aule parlamentari, ma ne formula un riassunto di tipo giornalistico, che viene
messo immediatamente a disposizione della stampa e degli stessi operatori
politici.
Questo
tipo di resoconto è tuttora in uso nelle due Camere del Parlamento italiano,
insieme con il resoconto stenografico o integrale, che al Camera dei Deputati
dall'aprile 1967, si pubblica il giorno successivo a quello della seduta cui si
riferisce (al Senato della Repubblica dal 1983).
A
conclusione del paragrafo dedicato alla storia della resocontazione in Italia si
citerà un ricordo di Vincenzo Longi, già segretario generale della Camera (La
seduta è tolta, Roma, 1994, p. 147): “la grolla d’oro”. Si trattava
di una sorta di premio, che veniva (intorno agli inizi degli anni Cinquanta)
assegnata al termine della legislatura - sulla base di votazioni segrete e
motivate, espresse settimanalmente da
parte dei funzionari resocontisti della Camera - a quel deputato, i cui interventi avessero meritato i commenti più
allegri.
Situazione attuale in Italia
Attualmente
il settore delle informazioni parlamentari e l'attività di storicizzazione dei
lavori assembleari attraversano una fase di continua espansione e di rapida
evoluzione. Volendo sinteticamente ricostruire il quadro odierno, possono
individuarsi cinque aree di diffusione di informazioni sui lavori parlamentari:
I)
pubblicità diretta mediante accesso alle tribune del pubblico: si tratta della
forma più antica e diretta di pubblicità dei lavori di assemblea, la quale è
tuttora contemplata dai vigenti Regolamenti parlamentari (articolo 70, comma 2,
del Regolamento del Senato ed articolo 64, comma 2 del Regolamento della
Camera), anche se ormai con un valore più che altro simbolico;
II)
pubblicità cartacea di tipo tradizionale: resoconti sommari e stenografici
dell'Assemblea e delle Commissioni; bollettini contenenti riassunti dei lavori
degli organi collegiali (Consiglio di Presidenza, Collegio dei Questori, organi
contenziosi);
III)
registrazioni audio-video: i competenti Uffici tecnici della Camera (dal 19
settembre 1989) e del Senato (in modo organico dal 10 aprile 1997) provvedono
alla diffusione per circuito interno ed alla successiva raccolta delle
video-registrazioni delle sedute di Assemblea, dando così vita ad una sorta di
"cineteca del Parlamento", strumento innovativo di pubblicità dei
lavori parlamentari. Invece, sin dal secondo dopoguerra si è proceduto alla
registrazione audio delle sedute delle due Assemblee, diffuse per circuito
interno a partire dagli anni Sessanta.
IV) pubblicità mediante " Internet ":
1) tre siti gestiti dai competenti
uffici delle Camere (Senato it.; Camera it.; Parlamento it.);
2)
presso il sito: "radioradicale.it" v. "Il Parlamento on
line": in real video vengono
diffuse, in diretta o in differita (con ricerca sull'archivio), le immagini
delle sedute della Camera, del Senato e di Commissioni bicamerali (Stragi e
RAI);
V)
pubblicità mediante mezzi radiotelevisivi:
1)
diretta televisiva sui normali apparecchi (grandi occasioni; question
time); oppure via satellite (solo le sedute della Camera, dal 1° febbraio
1999), o infine mediante i ricevitori per le TV a pagamento (canale:
"Camera Deputati").
2)
trasmissioni specializzate:
A) Televisione pubblica: in particolare,
Settegiorni al Parlamento, Oggi al Parlamento, Telecamere;
B) Radio pubblica: ad esempio, Oggi al Parlamento,
Cronache dal Parlamento;
C) emittenti televisive e radiofoniche private (i
cui palinsesti contengono a volte trasmissioni specializzate: v. per tutti la
nota trasmissione di una televisione privata: "Parlamento In");
3)
radio pubblica: di recente è stato attivato il canale radiofonico della RAI di
cui all'articolo 24 della legge 6 agosto 1990, n. 223, concernente la cosiddetta
rete parlamentare, dedicata alla diffusione dei lavori delle Camere (articolo 14
del contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la RAI
-Radiotelevisione italiana S.p.A., approvato con D.P.R. 29 ottobre 1997);
4)
radio radicale: dirette e differite delle sedute delle Camere, eccezionalmente
delle Commissioni (mediante convenzione tra il Ministero delle comunicazioni ed
il Centro di produzione S.p.A., approvata con decreto ministeriale del 21
novembre 1994 e prorogata dall'articolo 1 della legge 11 luglio 1998, n. 224);
5)
televideo: si tratta delle pagine situate sui canali 351 (e ss.) e 360 (e ss.),
gestite dai competenti uffici, rispettivamente, della Camera e del Senato, a
seguito di convenzioni con la RAI (a partire dal 1990).
Per
quanto concerne in particolare i tradizionali resoconti cartacei, un ulteriore
cambiamento si è avuto di recente: dal 14 aprile e dal 15 settembre 1998,
rispettivamente, la Camera ed il Senato pubblicano un unico fascicolo contenente
il sommario (notevolmente "asciugato") e lo stenografico, redatto
direttamente in edizione definitiva. Il fascicolo unico del Senato contiene
anche gli allegati A e B, riguardanti rispettivamente i testi esaminati e gli
atti di indirizzo e di controllo presentati; allegati che invece vengono dalla
Camera pubblicati in due ulteriori stampati separati.
Gian Franco Ciaurro