PRIMA PREMESSA
Però è
altrettanto certo che la conoscenza di alcuni criteri elementari è
indispensabile per avviare una nuova attività intellettuale, che come tale
richiede esercizio qualificato e talento naturale. Le regole quindi sono un
“punto di partenza” e non una “meta compiuta”: servono per favorire un
lungo cammino, che esige un lungo esercizio e l’acquisizione di non poca
esperienza professionale specifica.
Questo è lo
scopo, limitato ma realistico, del piccolo “sussidiario ” che segue.
Per quanto
concerne la resocontazione sommaria si sono affermati due fondamentali metodi
redazionali, che poi appartengono alla tradizione dei due rami di Parlamento
italiano. Il primo metodo, in uso alla Camera dei deputati, consiste nello
scrivere “in presa diretta” il testo del resoconto sommario, già in forma
compiuta e pressochè definitiva, via via che si ascolta l’oratore. Si tratta
evidentemente di una tecnica molto impegnativa, che richiede sia molta
esperienza e professionalità, sia un notevole impegno intellettivo. Al riguardo
si è fatto riferimento ad una sorta di “sdoppiamento”: una parte della
mente è volta ad ascoltare, mentre un’altra parte è impegnata a stendere il
resoconto sintetico di quanto già sentito o in via di audizione.
Un secondo
metodo, adoperato invece al Senato della Repubblica, consiste nella scrittura di
meri appunti – e non di testi sostanzialmente compiuti – durante l’ascolto
dell’intervento dell’oratore; appunti che poi vengono successivamente
elaborati in una sintesi definitiva. La scelta per l’una o per l’altra
tecnica ha ricadute precise anche sul piano dell’ampiezza della sintesi, nel
senso che in tutta evidenza la redazione in presa diretta del resoconto sommario
spinge inevitabilmente (anche per ragioni meramente di tempo ed i tecnica di
scrittura) alla massima essenzialità possibile.
REGOLE
TECNICHE DI RESOCONTAZIONE SOMMARIA (METODO IN USO AL SENATO DELLA REPUBBLICA)
Le regole
riportate riguardano la seconda tecnica redazionale citata, in considerazione
della maggiore difficoltà, che indubbiamente richiede il metodo tradizionale
della Camera dei deputati, e dei conseguenti
tempi più lunghi necessari per il suo apprendimento.
L’impostazione
complessiva delle attività necessarie per l’elaborazione di resoconti sommari
può condensarsi nelle cosiddette “tre esse”.
Le
“3 S”: Sentire, Scrivere e Sintetizzare
1)
Sentire: ascoltare attentamente senza mai distrarsi e senza mai perdere il
filo. Quindi, è anche importante la collocazione fisica dell’operatore o la
strumentazione tecnica a sua disposizione. In genere è preferibile essere
presenti nella stessa sala dove si svolge il dibattito, anche al fine di
individuare facilmente eventuali interruzioni o momenti non rituali oppure di
chiedere ragguagli su nomi o concetti non percepiti (al termine
dell’intervento dell’oratore).
2)
Scrivere: appuntare non parola per
parola, ma in forma sintetica solo i concetti da rielaborare, seguendo in
particolare i seguenti criteri:
a)
selezionare gli argomenti più importanti: titolo dell'argomento oppure,
se possibile, già frasi significativamente compiute;
b)
se opportuno, scrivere (come tra virgolette) espressioni e frasi
idiomatiche che danno il senso dei concetti esposti;
c)
fare attenzione a riportare posizioni e giudizi giusti e non il loro
contrario: ad esempio, concorda, oppure non condivide; è opportuno fare un
qualcosa, oppure prende atto che qualcosa già è stato fatto. Attenzione a
scrivere sempre il "non", quando serve, in modo chiaro;
d)
usare formule dispositive: propone/rifiuta/contesta/approva e così via.
3)
Sintetizzare: sulla base delle attività precedenti si passa alla fase finale,
consistente nella elaborazione intelligente degli appunti redatti. A tal fine
possono indicarsi i seguenti princìpi essenziali:
I)
linguaggio semplice e chiaro;
II)
scrittura in perfetto italiano;
III)
periodi tendenzialmente brevi;
IV)
laddove utile, usare subordinate ed accorpare concetti;
V)
uso sapiente della punteggiatura, delle parentesi e dei trattini;
VI)
andare a capo secondo un duplice criterio:
(a)
quando si cambia radicalmente argomento (salvo periodi troppo brevi);
(b)
per motivi "estetici", onde accorpare per facilità di lettura
parti quantitativamente omogenee del resoconto altrimenti troppo lunghe;
VII)
usare sinonimi ed evitare ripetizioni e "cacofonie"
linguistiche;
VIII)
in caso di incertezza su concetti e/o su posizioni di parte è meglio
omettere del tutto piuttosto che scrivere un concetto a rischio di travisamento.
Se non è possibile per la rilevanza della questione, sfumare con espressioni di
tipo neutro: ad esempio, "si sofferma sull'esigenza di…", "dopo
aver riferito su…";
IX)
in via generale è preferibile non usare verbi d'appoggio (“ritiene
che…”, “rileva che…”, “dichiara che…”) ed adoperare invece un
linguaggio in presa diretta. Quando invece vi si ricorre, soprattutto nei primi
tempi, è opportuno predisporre una "griglia" personalizzata di verbi
d'appoggio (afferma, reputa, ricorda, condivide, stigmatizza, propone e così
via) e di frasi incidentali o coordinate;
X)
ai fini della sintesi, quando necessario, invertire l'ordine logico
(nome, verbo, complemento) onde legare il pronome relativo al termine di
riferimento: ad esempio, "deve essere rafforzata la cooperazione, la quale
ha sempre fatto parte della tradizione italiana";
XI)
lo stile del resoconto sommario esige la terza persona singolare;
XII)
la sintesi va rapportata, quanto alla sua ampiezza, in riferimento alle
esigenze della situazione. Si può oscillare da una sorta di processo verbale
esteso (nome dell'oratore con l'aggiunta dei titoli degli argomenti
trattati, magari evidenziando solo gli intenti propositivi o i giudizi di valore
finali) ad una specie di resoconto stenografico asciugato: redatto in
terza persona singolare e depurato dalle ripetizioni e dal fluire del linguaggio
parlato, per il resto indicando tutti i concetti espressi senza alcuna
selezione. In questo caso si perviene più ad un riassunto esteso che ad un
sommario sintetico;
XIII)
per indicare ancora più essenzialmente alcune fasi dei lavori – ad
esempio, meramente procedurali senza alcuna rilevanza - può essere opportuno
utilizzare formule sintetiche in corsivo
: La seduta, sospesa alle ore 13, riprende
alle ore 16; Dopo interventi
sull’ordine dei lavori di Tizio, Caio e Sempronio, il Presidente comunica il
seguente ordine dei lavori;
XIV)nel
gergo parlamentare si definisce “fisionomia” quella parte dei resoconti,
nella quale – in corsivo e tra parentesi – vengono descritti fatti che a volte avvengono nel
corso dei lavori assembleari: ad esempio, interruzioni, ilarità, applausi,
tumulti, agitazioni, grida, azioni anche violente.
XV)
Sotto il profilo dello stile e dei contenuti occorre seguire le generali
regole tecniche per un’efficace comunicazione scritta, esprimendosi con
chiarezza, precisione linguistica e con una snella organizzazione strutturale
del messaggio scritto. E’ opportuno altresì cercare di presentare il testo
scritto (la cosiddetta “confezione” del resoconto) con una veste grafica
stimolante e di facile lettura.
IMPOSTAZIONE DELLA
RESOCONTAZIONE SOMMARIA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Il
sistema di redazione del resoconto sommario adottato dalla Camera italiana
prevede la costante presenza in seduta di funzionari specializzati (detti,
"revisori", o, più recentemente, "resocontisti"), che si
avvicendano, di norma, in turni di mezz'ora ciascuno. Il resocontista segue
quanto avviene in aula e ne prende nota su piccole cartelline di circa 10 righe,
in cui sono riportate le comunicazioni, le deliberazioni e una sintesi dei
discorsi, dei quali sono ripresi brevemente i punti essenziali e di maggiore
rilevanza politica. Si tratta di un lavoro particolarmente qualificato e
difficile, anzitutto perché viene eseguito contemporaneamente all'oratore che
parla, il che esige un certo
"sdoppiamento" (il resocontista deve ascoltare quel che l'oratore sta
dicendo - ed insieme scrivere quel che l'oratore ha detto qualche momento prima)
ed anche una concentrazione e una fatica non indifferente; e poi perché occorre
una buona preparazione giuridico-procedurale, una notevole conoscenza della
politica e una naturale sensibilità e attitudine alla sintesi per identificare
e riassumere la sostanza politica dei discorsi e in genere di quanto avviene
nelle aule parlamentari.
Quando
un oratore parla in seduta pubblica dice in genere molte parole (la retorica
dell'oratore italiano è in genere ridondante). Tuttavia non sono molte le
ragioni per cui un parlamentare fa la fatica di prepararsi un discorso e
mettersi a parlare: in genere vuole dire soltanto una, due, tre cose, un numero
limitato di cose. Il resocontista deve essere così bravo, deve avere tanta
sensibilità politica e capacità da riuscire a riprendere quelle due, tre cose
e qualche altra, tralasciando il superfluo, ma non omettendo nessuno di quei punti fondamentali che sono la
ragione prima per cui l'oratore è intervenuto nel dibattito. Aggiungiamo che
per poter svolgere al meglio un lavoro così delicato e complesso il
resocontista deve essere un appassionato di politica, ma non lasciarsi fuorviare
in alcun modo dalle proprie opinioni o propensioni personali. Per converso, non
deve avere emozioni, deve essere calmo e tranquillo; lo notavano già i
commentatori dell'epoca parlamentare classica, osservando che se il resocontista
ha qualche emozione o preoccupazione personale, come a tutti può capitare,
questo incide negativamente sulle sue capacità di resocontazione.
Mentre
continua la seduta, le cartelline compilate dal resocontista vengono man mano
passate ad un coordinatore che provvede a dare una certa uniformità di stesura
e di stile e a curare i collegamenti tra i testi sviluppati dai vari funzionari
che si succedono in questo lavoro; quindi le cartelline sono inviate alla
tipografia, dove viene stampata immediatamente, in strisce di carta gialla, una
prima bozza del resoconto dei lavori svoltisi poco prima. Questa bozza, subito
distribuita in aula, viene poi
ulteriormente rivista da un funzionario, verificata - se occorre - a confronto
con i resoconto stenografico, e quindi rinviata alla tipografia, la quale stampa
in strisce su carta bianca l'edizione definitiva. L'edizione definitiva, che in
genere segue a poco più di un'ora dai dibattiti che riproduce, viene affissa
nei corridoi della Camera, distribuita alla stampa e pubblicata il giorno
successivo in un apposito fascicoletto.
Il resoconto sommario non ha carattere ufficiale; tuttavia costituisce lo strumento più seguito e utilizzato, soprattutto dalla stampa, per informazione parlamentare. Un resoconto sommario viene redatto anche per i lavori delle Commissioni, sotto forma di " comunicati" pubblicati giornalmente in appositi bollettini da parte delle due Camere. È da notare, a questo proposito, che per le sedute delle Commissioni in sede non legislativa, per le quali non è redatto un resoconto stenografico, la resocontazione sommaria rappresenta l'unico mezzo di pubblicità e di documentazione dei rispettivi lavori.